Il Sottocosto e la pulizia dell’IVA
3 dicembre 2010
Per descrivere il sistema del sottocosto vorrei brevemente raccontare questa storiella che può essere definita bizzarra ma che non è altro che la pura realtà economica quotidiana.
Tutto iniziò un pomeriggio di fine estate quando il garage di casa mia fu ritrovato con una pozza di acqua proveniente dalla nostra vecchia lavatrice… Purtroppo il povero elettrodomestico dopo 7 anni di duro lavoro aveva deciso di abbandonarci e passare a miglior vita.
Ci serviva quindi una nuova lavatrice, dopo giorni di volantini e scorribande nei centri commerciali della zona trovammo un’ottima offerta: buonissima marca internazionale-italiana, 800 Euro, sottocosto come scritto in pubblicità, massimo 80 pezzi.
Così mio padre la mattina del giorno stesso di inizio dell’offerta andò direttamente presso il centro commerciale ed in men che non si dica la compró… L’affare era allettante…
Dopo un paio di giorni due tecnici installatori incaricati vennero a montare la nuova lavatrice, portandoci a detta loro anche tutta la documentazione: manuale ed adesivi da attaccare sotto i pulsanti dei programmi.
Mi ricordo che alla sera ci trovammo tutti in cucina per cercare di leggere le istruzioni per l’uso e mentre io ero un secondo indaffarato a mandare un sms, sentii mia nonna chiedere a mia mamma: “mo sa saral sta camisas?” (tradotto dal dialetto: “ma cosa sarà questa ‘camisas’?”).
Capii che qualcosa non funzionava, i tecnici installatori avevano lasciato solamente due manuali di istruzione con tanto di adesivi da attaccare: uno era in inglese e l’altro era invece in portoghese. Non c’era altro…
Dopo aver spiegato a mia nonna che ci doveva essere un errore e che non potevamo improvvisarci traduttori solo per una lavatrice, corsi di sopra con l’intento di scaricare da internet il manuale italiano dal sito del produttore.
Con mio stupore mi resi conto che le istruzioni per il modello di lavatrice 190F erano proprio solo in inglese e portoghese… Anche perché come lessi più tardi sul sito, quel modello era presente e vendibile solo in Inghilterra e Portogallo.
Ma che diavolo stava succedendo?
Pochi istanti dopo mi sovvenne ciò che anni prima mi aveva raccontato il mio professore di revisione aziendale all’università: il metodo del sottocosto e della “pulizia dell’IVA”.
Sperando di essere chiaro porto un esempio:
L’azienda X compra un bene 190F da un mercato estero per 800 Euro più 160 di IVA, il bene non entra subito in Italia nei suoi punti vendita, ma si sofferma in un magazzino di uno stato che ha diverso regime fiscale rispetto all’Italia, qui resta e non essendoci IVA il prodotto viene prezzato come 800 Euro di valore.
All’uscita da questo magazzino il valore del bene risultante all’arrivo in Italia è di 800 Euro IVA inclusa (l’imposta viene data già per pagata in altro paese).
Il bene 190F sembra aver fatto un giro inutile verso chissà quale paese o magazzino, ma in verità lo ha fatto solo attraverso carta (fatture) e non si è mai mosso dal magazzino in cui era stato prodotto (magari in Italia).
Il sottocosto così altro non è che la mancanza di IVA…
Circa il 60% dei prodotti hi-tech ed elettrodomestici sottocosto subiscono questo lavaggio dell’imposta indiretta sul valore aggiunto… avrà forse fatto così pure la mia lavatrice? Mah…
Ah, sapete come ho risolto alla fine? Ho scaricato le istruzioni del modello 190D, che è il prodotto identico destinato al mercato italiano, ed ho tradotto il tutto alla mia famiglia…Purtroppo però quando passo davanti alla lavatrice e vedo l’adesivo “Camisas” mi viene da sorridere… e da pensare…

